L’esame urodinamico rappresenta uno strumento diagnostico fondamentale per lo studio completo e approfondito della funzionalità del basso tratto urinario (vescica e uretra), nelle sue fasi di riempimento e svuotamento. Sebbene la necessità di cateterizzazione lo individui come un esame “invasivo”, nella pratica clinica risulta sufficientemente ben tollerato ed eseguibile in regime ambulatoriale. Per fare chiarezza sull’importanza e le indicazioni di questo esame, abbiamo interpellato due specialisti che hanno scelto Montallegro per svolgere la loro attività di libera professione: Giorgio Canepa, specialista in Urologia e Andrologia e Mauro Garaventa, specialista in Ginecologia e Ostetricia.

– Come si esegue l’esame?
«L’esame prevede l’inserimento di un catetere in vescica e di una piccola sonda a livello rettale. Utilizzando il catetere, si procede al riempimento graduale della vescica con una soluzione sterile. Durante l’intera procedura, il paziente rimane vigile e collaborativo, riferendo in tempo reale le sensazioni che avverte. Parallelamente, un monitoraggio continuo registra la pressione interna alla vescica, mettendola in relazione con le segnalazioni del paziente. L’infusione del liquido avviene in modo lento e controllato, permettendo di osservare la risposta dinamica della vescica al progressivo riempimento. L’intento è di ricreare una situazione fisiologica, al fine di ottenere una registrazione fedele delle abituali dinamiche urinarie del paziente».

– È un esame invasivo?
«L’esame urodinamico viene definito invasivo per l’esigenza di inserire un catetere vescicale e una sonda rettale; ma le attuali strumentazioni hanno reso la procedura notevolmente meno disagevole rispetto a venti o trent’anni fa. I pazienti che si sono sottoposti all’esame in passato e lo ripetono in tempi recenti testimoniano una percezione di invasività nettamente inferiore, definendolo assolutamente tollerabile».

Mauro Garaventa

– Ci sono situazioni oncologiche o altre specifiche problematiche che suggeriscono l’esame urodinamico?
«No, l’esame urodinamico è fondamentalmente un esame funzionale. Il suo scopo è descrivere le alterazioni di funzione che portano a un determinato sintomo. È possibile che in pazienti con patologie oncologiche o che hanno subito trattamenti chirurgici per queste patologie si manifestino sintomi urinari, ma l’esame urodinamico non rientra tra gli esami specifici per la diagnosi o il monitoraggio di patologie oncologiche».

– Dottor Garaventa, in quali situazioni cliniche una donna dovrebbe sottoporsi a un esame urodinamico?
«L’esame urodinamico si rende necessario quando bisogna comprendere meglio l’origine di disturbi che – dal mio punto di vista – interessano il pavimento pelvico femminile. La principale indicazione è rappresentata dall‘incontinenza urinaria che si presenta in tre forme: da sforzo (perdita durante sforzi fisici), da urgenza (bisogno impellente e improvviso, con perdite) e mista (combinazione delle due). Distinguere il tipo di incontinenza è cruciale per terapie mirate:l’esame urodinamico è utile in questo senso. L’esame può fornire informazioni preziose anche in presenza di ritenzione urinaria e difficoltà urinarie associate a prolasso urogenitale».

Giorgio Canepa

– Dottor Canepa, quali sono invece i sintomi che possono suggerire a un uomo di sottoporsi a  un esame urodinamico?
«Nell’uomo, l’esame urodinamico è utile per analizzare la fase di riempimento e di svuotamento della vescica, misurando le pressioni interne e valutando l’efficacia dello sforzo minzionale e della continenza, ovvero la funzionalità dello sfintere. A differenza della donna, l’incontinenza urinaria da sforzo in condizioni normali e a qualsiasi età è un evento raro nell’uomo, grazie alla presenza della prostata e di uno sfintere più efficiente».

– Quali sono dunque le principali problematiche maschili?
«Le problematiche maschili si riconducono principalmente a due cause. La prima, comune nell’anziano, è l’ipertrofia prostatica la cui crescita può ostruire il flusso urinario, causando ritenzione acuta o cronica. In queste situazioni, la valutazione urodinamica è spesso utilizzata per differenziare tra un’ostruzione meccanica dovuta all’ostacolo prostatico e una disfunzione neuro-muscolare della vescica. L’esame valuta la funzionalità vescicale e conferma l’ostruzione prostatica, supportando la decisione di un intervento chirurgico. La seconda problematica rilevante è l’incontinenza urinaria post-chirurgica, come quella conseguente a prostatectomia radicale. Questa può derivare da alterazioni nervose dello sfintere, portando a incontinenza da sforzo. L’urodinamica in questi casi permette di valutare la competenza sfinteriale ed escludere un’iperattività vescicale: condizione che richiederebbe un trattamento differente rispetto alla sola debolezza dello sfintere».